Brexit, 4 possibili scenari

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Il primo ministro britannico Theresa May presenterà il suo nuovo piano riguardo la Brexit lunedì, dopo il rifiuto schiacciante dei parlamentari all’accordo di divorzio concordato con l’UE. Si aprono diversi possibili scenari per la Brexit.

theresa may

I parlamentari hanno ora la possibilità di presentare emendamenti, che potrebbero indicare se l’opinione in parlamento si stia spostando verso idee differenti.

La raffica di emendamenti potrebbe indicare quali opzioni i parlamentari vogliano escludere, ma non è detto che emerga una maggioranza in tutte le votazioni.

Ecco i quattro scenari principali che ora si trovano di fronte alla Gran Bretagna, mentre l’orologio corre veloce verso la separazione prevista dall’Unione Europea il 29 marzo:

Rinvio della Brexit

I parlamentari, con alcuni emendamenti potrebbero cercare di fermare o rallentare la procedura attivazione dell’Articolo 50: il termine di due anni fissato da quando la Gran Bretagna ha consegnato la sua notifica è fissato per il 29 marzo 2019.

Bruxelles non sembra gradire questa ipotesi, il ritardo significa solo altri mesi di stallo politico.

parlamento europeo

Un’ulteriore potenziale complicazione è rappresentata dal fatto che le elezioni per il Parlamento europeo sono previste per fine maggio e l’insediamento è previsto per il 2 luglio.

Alcuni dei 73 seggi della Gran Bretagna sono già stati riassegnati ad altri paesi. In caso di mancata uscita del Regno Unito si verificherebbe una situazione senza precedenti, con un paese ancora formalmente membro senza però parlamentari, o dei rappresentanti al parlamento con un scadenza (e quindi valore) molto breve.

Ricerca di un altro accordo per la Brexit

Dopo che l’accordo concordato tra la May e Bruxelles è stato ampiamente respinto dai parlamentari mercoledì, il Primo Ministro ha immediatamente iniziato i colloqui con i leader dell’opposizione, il principale leader laburista, Jeremy Corbyn, sta insistendo sul fatto che il no-deal debba essere tolto dal tavolo come pre-requisito per aprire un dialogo.

May farà una dichiarazione alla Camera dei Comuni lunedì, presentando un piano B e, se necessario, tornerà a Bruxelles per i colloqui con l’UE.

Theresa May ha ripetuto che qualsiasi accordo si farà, dovrà portare la Gran Bretagna fuori dall’UE, porre fine alla migrazione incontrollata dall’UE e consentire al paese di firmare accordi commerciali indipendenti.

Le ultime due condizioni sembrerebbero incompatibili con il rimanere nel mercato unico dell’UE e nell’unione doganale, come incvece sostenuto e richiesto dai Labour.

I leader dell’UE hanno dichiarato di essere disposti a negoziare ulteriormente, ma hanno ripetutamente affermato di non voler riaprire l’accordo sulla Brexit concordato con May.

Nessun accordo sulla Brexit

La Gran Bretagna è legalmente sulla via di lasciare l’UE con o senza un accordo il 29 marzo, a meno che non ritardi o scelga di interrompere il processo.

no deal brexit

Uno scenario di assenza di accordi minaccia di innescare una recessione in Gran Bretagna e rallentare sensibilmente la crescita economica dell’UE, oltre a causare notevoli problematiche legali.

La quinta maggiore economia mondiale potrebbe perdere l’accesso preferenziale al suo più grande mercato di esportazione da un giorno all’altro, interessando ogni settore, con conseguenti costi crescenti e interruzioni nei porti britannici.

Il governo ha condotto pubblicamente e reso noti suoi preparativi nelle ultime settimane per affrontare un eventuale no-deal.

Ci sono crescenti speculazioni che sia Londra che Bruxelles potrebbero cercare di ritardare la Brexit per evitare questo scenario, sebbene la May lo abbia negato.

Un secondo referendum sulla Brexit

jeremy corbyn brexit

I sostenitori dell’UE hanno sempre chiesto al parlamento un altro voto dopo che la campagna del Leave vinse con il 52% dei voti favorevoli nel referendum del 2016 e le richieste si sono intensificate negli ultimi mesi. Proprio ieri Jeremy Corbyn (22 gennaio) si è per la prima volta esposto personalmente a riguardo di un secondo referendum.

Non esiste una legge che impedisca alla Gran Bretagna di ricominciare da capo, ma molti si chiedono se ciò sia democratico o se possa risolvere qualcosa.

La may ha avvertito che un altro voto “sarebbe un danno irreparabile all’integrità della nostra politica”.

Inoltre non è da escludere che il risultato sia nuovamente molto controverso e in bilico, con sondaggi d’opinione che mostrano quanto il paese sia ancora spaccato sulla questione.

Per arrivare a questo è necessatio chr la maggioranza dei parlamentari sostenga l’idea e approvi una legge per tenere un nuovo referendum, il che potrebbe portare ad ulteriori ritardi nella Brexit.

E adesso? Come funziona per i cittadini Europei

Allo stato attuale nulla risulta ancora cambiato. Essendo gli accordi ancora in fase di definizione resta vigente la norma attuale.

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I cittadini Europei possono continuare ad entrare nel Regno Unito senza bisogno del passaporto, basta la sola carta di identità per gli italiani, aspettando la Brexit….

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