Cittadini Italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia, il Ministero degli Esteri fa chiarezza

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Dopo un lockdown ormai generale partito prima dall’Italia, epicentro europeo del Covid 19, nonché cuore nevralgico di tutti gli interventi attuati per il contenimento e la diffusione di tale epidemia, poi definita addirittura pandemia dall’OMS per la portata mondiale che ha assunto, il “modello italiano” di freno e limitazioni è stato preso come riferimento dal resto del mondo.

Ma in un mondo così globalizzato, in cui gli studenti universitari partono per l’Erasmus nel resto del mondo, le attività produttive sono così fortemente delocalizzate (lo stiamo vedendo anche con l’emergenza sanitaria dei dispositivi di protezione mancanti in Italia proprio a causa della totale importazione da India e Cina) e i lavoratori dislocati nel globo, cosa accade a chi vive all’estero e viene messo in cassa integrazione per lo stop della sua azienda, o per uno studente a cui viene sospeso l’anno accademico fino a data da destinarsi e intende tornare in Italia? Viceversa che trafila deve affrontare un lavoratore straniero che vive in Italia a cui è stato concesso lo smart working e intende dunque affrontare questa emergenza sanitaria accanto ai suoi cari? E a chi fa solo scalo in Italia per tornare nel proprio paese? Tutte le risposte giungono dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La nota del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del 1 aprile

Il Ministero, con una nota del 1 aprile 2020, sul proprio sito specifica tutte le regole e le varie situazioni ipotetiche in cui uno straniero in uscita dall’Italia o un italiano in ritorno dall’estero può incombere, con relativa modulistica da scaricare, compilare e presentare agli imbarchi e dogane. Va specificato che questi rientri devono avere carattere di assoluta necessità, salute o lavoro; non saranno ammessi viaggiatori ingiustificati, ogni spostamento può portare l’ulteriore migrazione del virus e vanificare le misure di contenimento applicate dai singoli paesi e il sacrificio degli abitanti costretti in casa da settimane.

Le regole in vigore dal 28 marzo per gli ingressi in Italia dall’estero

Il Ministero esplica in sette regole le varie modalità di ingresso in Italia.

Al punto uno vi è il link al modulo di autocertificazione che attesti l’assoluta necessità motivo del ritorno in patria (ricordiamo che si tratta di un modulo a valore penale, ogni attestazione mendace è passibile di denuncia al tribunale penale competente). Essa va consegnata all’imbarco e conterrà altresì le varie specifiche circa il luogo in cui si è scelto di trascorrere il periodo di isolamento post viaggio di 14 giorni (tempo di incubazione virale). Questo luogo può essere il proprio domicilio, un domicilio diverso se si vuole tutelare la propria famiglia o un luogo offerto dalla protezione civile a proprie spese, se non si ha un posto in cui poter andare oltre la dimora familiare.

Al secondo punto chiarisce le modalità in cui si può raggiungere questa località di isolamento una volta effettuato lo sbarco in Italia. Vietati i mezzi pubblici, veicoli preferenziali di contagio, via libera a mezzi privati (quindi o qualcuno viene a prenderlo all’aeroporto, porto o stazione oppure l’interessato noleggia una macchina o, nei limiti in cui è consentito, prende un taxi o un’auto a noleggio con conducente). Nel caso di familiari accorsi a recuperare il rientrante all’aeroporto, deve essere uno per famiglia e munito di dispositivi di protezione adatti (guanti e mascherina).

Il terzo punto è dedicato a chi entra in Italia per motivi di lavoro. Essi sono autorizzati ad allungare di 72 ore, rinnovabili per ulteriori 48, nei limiti del necessario, per improrogabili impegni dimostrabili e certificati lavorativi. Tutti quelli che entrano dall’estero, anche con mezzi privati, devono avvisare l’Azienda sanitaria locale competente per territorio.

Sono esclusi da queste regole: lavoratori transfrontalieri, personale sanitario, equipaggi di trasporto passeggeri e merci.

Le regole per i residenti all’estero in passaggio dall’’Italia

Il transito attraverso l’Italia, inteso come scalo verso il proprio Paese estero, è consentito a patto che esso avvenga in sicurezza (muniti di dispositivi di protezione), nella maniera più rapida possibile e senza soste intermedie; in più ogni utente non è assolutamente autorizzato ad uscire dalla zona aeroportuale. Valgono sempre le ragioni di assoluta urgenza.

Ecco gli esempi che riporta il sito del Ministero degli Esteri:

– è consentito il transito aeroportuale (ad esempio viaggio da Caracas a Francoforte con scalo a Fiumicino), purché non si esca dall’area aeroportuale;

– è consentito ai croceristi che sbarcano in Italia per fine crociera di tornare nel proprio Paese (con spese a carico dell’armatore);

– è consentito imbarcare il proprio mezzo privato su un traghetto (ad esempio dalla Tunisia o dalla Grecia per l’Italia) e proseguire verso la propria abitazione sullo stesso mezzo privato (ad esempio in Olanda o in Germania).

Per questo caso specifico di utenti, la modulistica è doppia. È necessario compilare un’autocertificazione ad opera del Ministero degli Esteri, da esibire all’imbarco su aereo e/o nave diretti in Italia, luogo dello scalo verso la propria destinazione finale. A questo modulo bisognerà accostare una seconda dichiarazione, a firma del Ministero degli Interni, il quale sarà sottoposto a visione e controllo da parte delle forze armate, valido per la permanenza, seppur momentanea, sul suolo italiano.

È chiaro che se durante il viaggio dovessero presentarsi i classici sintomi del Covid-19 (febbre, tosse, raffreddore, palato senza sapore) è necessario avvisare l’autorità competente sul posto e attendere istruzione. Si tratta di un atteggiamento, non solo passibile di provvedimento giudiziario, ma anche e soprattutto di etica umana.

Durante il transito per l’Italia si raccomanda inoltre di mantenersi in contatto con la rappresentanza diplomatica del proprio Paese competente per l’Italia.

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